'Tutta la storia dell'architettura ruota esclusivamente attorno alle aperture dei muri'

Iniziamo con una citazione del grande Maestro Le Corbusier.

Forse è troppo riduttivo, quasi un paradosso, ma è pur vero che l'elemento finestra da sempre riveste un ruolo fondamentale nella composizione dei prospetti e del volumi: il cosiddetto gioco dei vuoti e dei pieni sotto la luce del sole, sempre per citare il maestro svizzero.


Erano gli anni di una vera e propria 'rivoluzione'.

L'introduzione del telaio in acciaio o in calcestruzzo armato - ovvero di una struttura portante leggera e puntiforme per i nuovi edifici moderni - aveva infatti liberato gli architetti e gli ingegneri dalla necessità di dover costruire murature piene e possenti, aumentando dunque in modo esponenziale la loro libertà compositiva e progettuale. Troviamo infatti, tra i cinque punti per una nuova architettura teorizzati dallo stesso Le Corbusier, la finestra a nastro (un'apertura orizzontale e continua, da pilastro a pilastro, o 'pilotis') e la libera composizione della facciata, oltre che della pianta dell'edificio stesso; perché la forma e le dimensioni delle finestre erano state, in ogni epoca storica, dettate dalla struttura e dal tipo di costruzione dei muri che le incorniciavano. Egli predicava dunque la fine delle 'finestre alte e impettite, come pure degli sgradevoli stipiti e dei montanti'; in quegli stessi anni, Adolf Loos bollava come 'delittuosi' e nemici del popolo ogni decorazione e ogni inutile sfarzo.
Le dimensioni delle aperture aumentarono notevolmente, e anche variarono le loro forme - anche se il dibattito per la tipizzazione e la standardizzazione degli elementi costruttivi spingerà, negli anni a venire, in direzione di forme e misure standard, valevoli e valide per ogni situazione (vedi le contemporanee di Oud, May e altri architetti razionalisti). In ogni caso, il ferro e gli altri materiali metallici (l'alluminio arrivò dopo) conquistarono un ruolo importante anche nel settore dei serramenti esterni.

Un cambio storico.

Questa rivoluzione, che cambiò per sempre l'edilizia e l'immagine stessa delle nostre città e del nostro paesaggio urbano, aveva un illustre precedente nell'evoluzione delle cattedrali francesi del XIII secolo, costruzioni arditissime e clamorose, veri e propri prodigi di tecnica costruttiva medievale. La più importante novità dello stile gotico - oltre all'introduzione dell'arco acuto, che aveva il vantaggio di evitare archi ribassati per i costoloni delle volte a crociera - fu infatti lo svuotamento delle massicce e possenti murature portanti delle basiliche romaniche, che si ispiravano alla severa magniloquenza dell'architettura romana; esse furono sostituite da un rivoluzionario sistema di pilastri polistili affiancati, all'esterno del fabbricato, da contrafforti e da archi rampanti che avevano il compito di scaricare le forze laterali. Questo processo di svuotamento indusse gli architetti e i costruttori delle cattedrali gotiche a spingersi sempre più in alto: 33 metri a Parigi, 37 a Chartres, 38 a Reims, 42 ad Amiens, addirittura 48,5 a Beauvais. Non era solo, con ogni probabilità, una continua tensione mistica verso il cielo, ovvero verso il Dio creatore; ma anche una sorta di gara, di sfida, tra le città dell'Ile-de-France. E favorì, inoltre, la liberazione di un inedito spazio per le straordinarie vetrate istoriate che illustravano ai fedeli - per lo più analfabeti - il Vecchio e il Nuovo Testamento, e che venivano realizzate assemblando pezzi di vetro policromi grazie a un contorno di fili di piombo fuso che andavano a costituirne il telaio. Le più celebri sono quelle di Chartres che, eseguite fra il  1150 e il 1250, occupano una superficie complessiva di circa 7.000 mq, per un totale di 176 finestre. 


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Arch. Giovanni Battista Menzani







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