Sostenibilità: craddle to grave

Quando si parla di sostenibilità è facile imbattersi in questa definizione, un po’ oscura e un po’ inquietante: dalla culla alla tomba.

Per la verità, questo era lo scherzoso motto dei falegnami di montagna, che costruivano le culle per i nuovi nati del paese, le finestre per i casolari, le madie e le panche per l’arredo delle nuove famiglie e... anche i cofani per i nonni che se ne andavano: ‘craddle to grave’ ante litteram.

Le tre fasi di vita di un prodotto:

Si dice analisi ‘dalla culla alla tomba’ per intendere che vi sono almeno tre fasi nella vita di un prodotto: una fase di produzione, una di utilizzo e infine, una di smaltimento; si vuole quindi sottolineare che, in ogni caso, dopo l’uso, rimane ancora qualcosa da fare: qualcosa che abbiamo spesso ignorato.

Tutti sanno quanto costa un’automobile; tutti sanno quanto costa utilizzarla; ma quanto costa smaltirla?
Quanto costa smaltire una bottiglia di plastica, il telaio di una capriata in legno, una lampadina a basso consumo, un telefonino inservibile?
Finora ce ne siamo preoccupati troppo poco e i risultati si vedono.
Dobbiamo subito sgombrare il campo da un equivoco pericoloso: questo stato di cose non è colpa di giocatori scorretti o di bari patentati; sono le regole del gioco che ci siamo dati che ci hanno portato qui.
L’applicazione semplice e onesta da parte di tutti, di regole miopi e sbagliate, o forse solo non più adatte.
Quindi, non vale la caccia all’untore (che pur va fatta e darebbe buoni frutti), serve piuttosto riscrivere le regole del gioco. Serve assegnare un costo anche all’ultima fase del ciclo di vita dei prodotti e tenerne conto nel prezzo.
Non serve nessuna legge per imporre il riciclo dell’oro; il suo valore basta e avanza perché nessuno lo butti.
Con molti, troppi altri materiali non è cosi: costa troppo poco produrli perché sia conveniente riciclarli e quindi si rimpiazzano, si producono, si commercializzano e si buttano.

L’uovo rotto per la frittata, non tornerà mai uovo per il pulcino.

Attenzione però anche all’altro mito, che suona tanto di autoassoluzione: quando si parla di ‘Ciclo di vita’, di economia ‘circolare’, pare che, in fondo, con un po’ di applicazione, tutto possa ritornare a rivivere come prima e meglio di prima: non è cosi. L’uovo rotto per la frittata, non tornerà mai uovo per il pulcino.
Sarebbe meglio ricordarsi sempre che c’è una legge fisica che porta sempre al disordine e che, quindi, con tutta la nostra buona volontà, l’economia sarà ‘a spirale’, il ‘ciclo di vita’ si chiuderà, se si chiuderà, un po’ più in basso di prima.
Ecco, per inquadrare il Tema cardine della sostenibilità in modo serio, tra questi estremi della follia ‘usa e getta’ e dell’utopia del riutilizzo completo, dobbiamo trovare la strada più intelligente.
Una strada che parte dall’utilizzare materiali che costano poco nella fase di produzione, che rendono molto nella fase d’uso, e che costino poco nella fase di riciclo.

Il mondo dei serramenti.

Nel nostro piccolo mondo fatto di serramenti, abbiamo già chiarito precedentemente che non siamo messi male: nel suo intero ciclo di vita, un serramento nuovo che va a rimpiazzarne uno vecchio e datato ha buone probabilità di generare un risparmio netto per l’ambiente.
Il saldo netto sarà tanto più favorevole quanto più andremo a curare ogni aspetto del ciclo di vita.
Se il legno fa da padrone nella fase di produzione, visto che cresce e si rinnova da se, dovremo migliorarne la durata, senza comprometterne il riciclo con troppi materiali estranei e pericolosi.
Se il PVC ha una vita utile estremamente lunga che consente molti guadagni nella fase d’uso, ci si dovrà impegnare di più nella fase di riciclo, oggi troppo costosa per essere significativa.
Se l’alluminio con il suo intrinseco valore non ha bisogno di molte ‘spinte’ per essere riciclato, la sfida sarà migliorarne le caratteristiche termiche, per aumentare il guadagno nella fase di vita.
Tutti temi importanti, sui quali la singola Azienda non può certo sperare di muoversi da sola:  ciascuno deve fare la sua parte e di sicuro noi faremo la nostra.

Fossati sta facendo la sua perché quando produce serramenti in alluminio ha bandito il cosiddetto ‘taglio freddo’, che è un modo elegante e fuorviante di dire ‘Non c’è alcun taglio, perché costa troppo’; tutti i serramenti in alluminio di Fossati sono a taglio termico; generoso taglio termico che garantisce un ottimo isolamento, quindi un basso consumo nella fase di vita utile del prodotto.
Quando produce serramenti con parti in legno, si assicura che questo provenga da un ciclo FSC, cioè che sia soggetto alla radice a un controllo terzo e indipendente sulla sostenibilità della materia prima: non distruggiamo le foreste perché ci piace un rivestimento ligneo.
Quando produce serramenti in PVC, si assicura che questi abbiano la massima durata nel tempo, cioè in quella fase del ciclo di vita che genera un ritorno positivo sull’ambiente.
Tutto da soli?
No, non è ne possibile ne credibile. Ci vuole un bel lavoro di filiera. Ci vogliono fornitori altrettanto sensibili, altrettanto impegnati sullo stesso tema. E i nostri lo sono.


Ing. Giovanni Tisi





Articoli Correlati